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Benchmark=ph

benchmark e ph

I manuali di finanza definiscono il benchmark come: parametro oggettivo di riferimento utilizzato per confrontare la performance di un portafoglio con l’andamento del mercato.

Alzi la mano chi ha capito effettivamente cosa significa e soprattutto come conoscere il benchmark di riferimento del comparto o dei comparti detenuti in portafoglio aiuti il risparmiatore a valutare le opportunità e i rischi dei rispettivi mercati nei quale si è investiti.

Vi sono alcune proprietà che un benchmark dovrebbe idealmente possedere e delle quali bisogna tenere conto soprattutto nella scelta dell’investimento da prediligere.


1) Trasparenza: gli indici devono essere calcolati con regole replicabili dall’investitore. Questo principio permette di anticipare i periodici cambiamenti della composizione degli indici stessi;
2) Rappresentatività: gli indici devono essere rappresentativi delle politiche di gestione del portafoglio;
3) Replicabilità: gli indici dovrebbero essere completamente replicabili con attività acquistabili direttamente sul mercato;
4) Hedgeability: è preferibile che gli indici siano anche sottostanti di contratti derivati così da permettere una copertura tempestiva dei portafogli e l’abbassamento dei costi di transazione.

Proviamo a semplificarne la definizione e le proprietà.

Amo definire il benchmark come il PH di un comparto d’investimento.

Per conoscere il PH di un campione da analizzare la procedura corretta prevede di immergere o porre a contatto con quest’ultimo la cartina al tornasole; in questo modo potremmo conoscere l’acidità o l’alcalinità, ovvero il PH, del campione che stiamo analizzando.

Come la cartina al tornasole dà un’indicazione precisa del PH del campione che stiamo analizzando, allo stesso modo il benchmark deve essere in grado di esprimere il PH del comparto d’investimento, un valore preciso relativo ai titoli che lo compongono.

valentina cartei vignetta ph

Conosciuto il valore del benchmark è fondamentale capire come utilizzarlo a nostro vantaggio con lo scopo per il quale questo parametro esiste, cioè capire i rischi e le opportunità insite nell’investimento stesso.

Guardiamo in casa nostra e immagina che il 02/01/2019 tu abbia investito in un comparto che abbia come sottostante azioni italiane. Il benchmark di riferimento è il FTSE Italia PIR index il cui valore ammonta ad oggi a 16.530 punti e la performance che ha registrato dall’inizio dell’anno è stata pari al +17% circa, questo è il nostro PH.     

Analizziamo adesso due possibili scenari:

  • performance del comparto d’investimento da te sottoscritto: +10%, saresti contento?

 Non credo proprio.

 

  • Performance del comparto d’investimento da te sottoscritto: +25%, saresti contento?

Sicuramente sì!

Il benchmark quindi è un parametro che aiuta l’investitore a capire se un gestore è più o meno bravo rispetto ad un altro. Il gestore nel nostro secondo caso è riuscito ad inserire titoli italiani in portafoglio a maggior valore aggiunto rispetto al primo, dunque la relativa performance del comparto d’investimento gestito è stata superiore, ma soprattutto è stata in grado di battere il benchmark stesso.

valentina caretei finanza borsa

Il Consulente Finanziario, compreso il profilo di rischio dell’investitore e condivisi con lui i mercati nei quali è interessato ad investire, deve essere in grado di guidarlo nella scelta del miglior gestore. Come nel caso sopra analizzato, se l’investitore desidera investire in azioni italiane, consapevole del rischio che assume, il consulente dovrà indicare il gestore più bravo in quel determinato ambito. E per fare ciò serve continua formazione e profonda conoscenza degli strumenti, fondamentali, soprattutto in finanza.

E’ sempre una questione di ritmo: ritmo di pensiero, ritmo di intervento, ritmo di reazione.

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