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Investment Certificates: croce o delizia?

investment certificates

Partiamo dalla definizione

I manuali di finanza recitano: I certificates sono strumenti finanziari derivati cartolarizzati negoziati sul mercato SeDeX che replicano, con o senza effetto leva, l’andamento dell’attività sottostante. I certificates senza effetto leva, anche detti investment certificates, costituiscono, sia in termini di capitale investito che in termini di rischio, un’alternativa all’investimento diretto nel sottostante. In questa categoria sono ricompresi:

  • i certificates che replicano semplicemente la performance del sottostante (detti comunemente benchmark) vantaggiosi in caso di sottostanti altrimenti difficilmente raggiungibili da investitori privati (quali ad esempio indici, valute, future sul petrolio, oro e argento);
  • i certificates che permettono, attraverso opzioni a carattere accessorio, la realizzazione di strategie di investimento più complesse (che mirano ad esempio alla protezione parziale o totale del capitale investito oppure all’ottenimento di performance migliori di quelle ottenute dal sottostante stesso in particolari condizioni di mercato).

Anzi la mano chi ha capito effettivamente cosa significa e soprattutto il motivo per il quale i certificates possono rappresentare uno strumento importante per “proteggere” il proprio portafoglio d’investimento. A questo proposito concentriamoci sulla seconda categoria indicata, che prevede cioè strategie d’investimento più complesse.

Dalla teoria alla pratica

Quando penso a questa tipologia di certificates ho davanti l’immagine dei miei 2 ombrelli, dei quali sono gelosissima, che si trovano rispettivamente a casa e in macchina.

cartei vignetta pioggia

Caro lettore è vero, io non sopporto la pioggia! E per questo devo essere sicura di trovarmi “protetta” se dovesse piovere prima di uscire di casa, per andare da un cliente se sono in ufficio o per accompagnare i miei bimbi dalla macchina all’asilo. 

I certificates d’investimento sono l’ombrello contro la pioggia del tuo portafoglio d’investimento. Ci sono gli express, cash collect, phoenix, con o senza autocallability…i modelli sono per tutti i gusti! Quando si afferma, nella definizione, che aiutano a proteggere il capitale, si intende che sono strutturati in modo tale da fornire rendimenti o proteggere il capitale alla scadenza qualora il sottostante (indice, titolo, valuta) non subisca una perdita superiore ad una certa percentuale, che mediamente di attesta tra il 20% e il 40%. 

Ovviamente però, se nel cielo splende un bel sole e desideri abbronzarti, avere l’ombrello certamente è un freno alla tintarella! Quindi questa tipologia di certificates aiuta in termini di protezione, ma l’altra faccia della medaglia è che se il sottostante dovesse ottenere una performance estremamente interessante, il massimo rendimento del certificate stesso non potrà superare un valore predeterminato in fase di emissione e quindi potresti perdere un’opportunità.

Qual è dunque, la corretta allocazione di strumenti di questo tipo all’interno di un portafoglio d’investimento? Il mio consiglio: massimo il 10/15%. E’ corretto proteggersi, ma è altrettanto giusto, se rispondente al proprio profilo di rischio, cercare di ottenere il massimo risultato possibile dal mercato, acquistando strumenti che abbiano nella diversificazione il loro punto focale.

La mia storia con i certificates è simile a quella di Bella Swan in Twilight.

twilight bella

Trasferitasi in una località piovosa, incontra Edward Cullen, che lei non sa essere un vampiro. In uno dei loro primi incontri afferma “Io non sopporto tutto ciò che è freddo e bagnato”…e alla fine se ne innamora! All’inizio guardavo i certificates con diffidenza, ma alla fine, avendoli studiati approfonditamente e avendo compreso come poterli inserire all’interno dei portafogli d’investimento e soprattutto per quali clienti questa tipologia di strumenti è adeguata e appropriata ai loro obiettivi nonché al loro profilo di rischio, alla fine me ne sono innamorata.  

La formazione, la sensibiltà e la profonda conoscenza degli strumenti sono fondamentali, soprattutto in finanza.

E’ sempre una questione di ritmo: ritmo di pensiero, ritmo di intervento, ritmo di reazione.

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