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Kobe Bryant. La sua più grande dote: aver pensato in grande.

kobe bryant

Domenica 26 gennaio 2020, intorno alle 20.00. Come ogni sera stavo lavando i piatti, dalla cucina vedo mio marito immobile sul divano, occhi sbarrati, sbiancato in volto; con un filo di voce tremula mi dice che Kobe Bryant non c’è più.

L’incredulità, la rabbia, perché a 41 anni non accetti mai che qualcuno possa andarsene così, in un incidente in elicottero, quello stesso elicottero privato che Kobe utilizzava regolarmente per i suoi spostamenti.

La mia mente torna ai miei giorni a NY del 2009, vacanza nella quale ho incontrato Warren Buffet, il mio mito professionale, e nella quale ho avuto un altro grandissimo privilegio: vedere Kobe Bryant giocare dal vivo al Madison Square Garden. New York Nicks contro Los Angeles Lakers.

kobe bryant lakers

Non conosco il basket, in verità prima di quella occasione non avevo mai visto una partita nemmeno in tv; mio marito è sempre stato un grande fan di Kobe, durante la nostra vacanza il suo idolo sportivo avrebbe giocato al Madison, non potevamo mancare.

Sono state 2 ore di spettacolo, Kobe volava, mai visto un giocatore così poetico nei movimenti, sembrava un danzatore sul campo da basket. Quel giorno ci fece un gran regalo: record di punti al Madison. Sento ancora la voce di mio marito entusiasta che, scendendo le scale del Madison a fine partita mi dice: “Vale, ti rendi conto? Kobe ci ha fatto un regalo…record di punti! E possiamo dire che noi c’eravamo!”

kobe bryant basket

Mio marito mi racconta spesso che quando Kobe giocava a Pistoia, città nella quale ha vissuto dai 6 ai 13 anni, era solito lasciare i suoi autografi ai suoi amici, affermando che un giorno lo avrebbero ringraziato perché quegli stessi autografi sarebbero stati valutati una fortuna, beh come dargli torto! Kobe pensava in grande fin da quando era piccolo, consapevole del suo talento, è stato il primo a credere in se stesso.

kobe bryant bambino

Ti racconto questo aneddoto perché sto leggendo un libro, scritto da Gary Keller e Jay Pasan, che si intitola “Il segreto nella vita è scegliere UNA COSA SOLA su cui concentrarsi per ottenere risultati eccezionali”. In relazione al pensare in grande viene citato lo spot di Apple del 1997, “Think Different”, che si basava su icone del calibro di Ali, Einstein, Hitchcock, Picasso, Gandhi, tutti quanti accomunati da una visione del mondo diversa. Gli autori ci ricordano che solo coloro che sono abbastanza folli da pensare in grande possono ambire a risultati straordinari e ci esortano ad essere audaci.

Anche Kobe è stato testimonial di Apple, ha pensato in grande fin da quando era bambino e sicuramente, nel corso della sua carriera sportiva, ha fatto dell’audacia il suo punto di forza, abbinandola ad allenamento instancabile. Quando divenne giocatore dei Lakers aveva problemi con il tiro da 3 punti e si allenò in palestra finchè il suo bicipite non arrivò a una forza tale da permettergli di diventare ciò che poi è stato, BLACK MAMBA, il mamba nero, in natura uno dei serpenti più velenosi e pericolosi al mondo.

In finanza come nella vita pensare in grande non è un’opzione ma una priorità; questo è quello che Kobe ci ha lasciato in dote, oltre al suo immenso talento.

In cuor mio oggi c’è la consapevolezza che forse quei 5 giorni a NY sono stati importanti più di quanto avessi mai potuto immaginare.

Ciao Kobe…

kobe bryant gianna

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